Giochi tradizionali e sport internazionali: il “mondo nascosto” raccontato da Marco Tomasini
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- 29 giu
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Nell’intervista, Marco Tomasini, responsabile delle relazioni internazionali della Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali (Figest), e presidente Federale della FISpT ripercorre le origini di una realtà unica nel panorama sportivo italiano. La Figest nasce dall’incontro di movimenti regionali – in particolare Marche, Abruzzo e Valle d’Aosta – che decidono di unire forze e storie per portare i giochi della tradizione all’interno del sistema sportivo riconosciuto, fino al riconoscimento da parte del CONI e del CIP.
L’idea di fondo è chiara: trasformare pratiche popolari, spesso legate alla vita rurale e comunitaria, in discipline sportive codificate, con regole, calendari, tecnici, arbitri e titoli ufficiali. La federazione lavora su un “catalogo chiuso” di giochi e sport tradizionali, suddivisi in dipartimenti che rispecchiano identità geografiche e culturali: dalla tradizione valdostana alle specialità di lancio e rotolamento, passando per sport da tiro e giochi diffusi in specifiche aree del Paese.

Dal ruzzolone al lancio del formaggio: la forza della cultura locale
Nel corso dell’intervista, Tomasini offre uno spaccato quasi enciclopedico delle discipline tradizionali gestite dalla Figest. Si va dai giochi valdostani come Rebatta, Zan, Piastrella e Morra, ai cosiddetti “sport che rotolano”: ruzzola, ruzzolone, lancio del formaggio, rulletto e boccia su strada. Si aggiungono poi gli sport da tiro – balestra e fionda – e il mondo dei birilli, particolarmente radicato nell’area di Bolzano, insieme a giochi più “generici” come trottola e ferro di cavallo.
Particolarmente interessante è la distinzione, spesso ignorata dal pubblico, fra spettacolarizzazione mediatica e sport ufficiale. A proposito del lancio del formaggio, Tomasini chiarisce la differenza tra le celebri corse scozzesi giù per le colline, dove si rischiano ossa rotte, e la versione codificata italiana, giocata su strada con percorsi definiti, categorie di peso e un regolamento preciso. Il formaggio non si spreca: si lancia, si conta il numero di tiri, si arriva al traguardo e poi si consuma.
Il “nuovo mondo” Figest: discipline internazionali e risultati mondiali
Accanto al cuore tradizionale, l’intervista mostra il volto più moderno e internazionale della Figest. Grazie a un lavoro di rete con federazioni mondiali e al sostegno del CONI, alla Figest sono stati affidati sport come minigolf, flying disc, teqball, rocketball, sepaktakraw, calcio balilla, dodgeball e freccette (steel e soft darts). È un universo che, pur considerato “di nicchia” dal grande pubblico, vede l’Italia ai vertici internazionali.
Tomasini ricorda i successi della nazionale italiana: titolo mondiale nel sepaktakraw (divisione 2), vittorie e podi nel minigolf a squadre miste, la supremazia nel freestyle disc con Riccardo Montanari, le medaglie nel calcio balilla, nei soft darts e nel dodgeball. Nomi di atleti come Anna Bandera, Paolo Porta e altri protagonisti compaiono in filigrana, a testimoniare una realtà agonistica vivace e di alto livello, spesso ignorata dai media generalisti.
Flying disc, tiro alla fune e altre eccellenze poco raccontate
L’intervista entra nel dettaglio di alcune discipline simboliche. Il tiro alla fune viene descritto come sport di grande intensità fisica, con categorie di peso collettive, regolamenti codificati, arbitri internazionali e una storia che ha sfiorato l’Olimpiade. Il flying disc, nelle sue molte varianti, mostra un volto ancora diverso: ultimate e beach ultimate, disc golf, freestyle, overall e le nuove forme di dodge disk.
Uno degli aspetti più affascinanti è la filosofia dello “Spirit of the Game” nel flying disc: non ci sono arbitri in campo, sono i giocatori a gestire fair play, contestazioni e decisioni, rendendo lo sport un laboratorio di responsabilità condivisa. In questa cornice, l’Italia risulta stabilmente fra le migliori nazioni europee, con ottimi risultati anche nelle categorie junior.
Tra impianti, televisione e scuola: le sfide della diffusione
Un punto critico emerso nell’intervista riguarda la visibilità. Tomasini non nasconde la difficoltà di emergere in un sistema mediatico dominato da poche grandi discipline. I giochi e sport tradizionali, così come molte specialità internazionali, trovano spazio soprattutto in telegiornali regionali, riviste di settore o piattaforme dedicate; solo in alcuni casi arrivano su emittenti sportive più note.
Dietro questa scarsa visibilità, l’intervistato individua un problema strutturale: la carenza di impianti dedicati e la difficoltà di investimenti mirati. Il tema dell’impiantistica viene definito senza mezzi termini un “cancro” dello sport italiano, con conseguenze dirette sulle possibilità di pratica e di sviluppo delle discipline. In questo quadro, l’ingresso della Figest nel progetto “Scuola Attiva Junior” rappresenta un passo strategico: oltre 1700 tecnici, tra istruttori scolastici e federali, portano nelle classi giochi e sport tradizionali, offrendo ai ragazzi un panorama più ampio rispetto ai soli calcio, pallavolo e basket.
Percorsi di riconoscimento e prospettive olimpiche
L’intervista approfondisce anche il tema, centrale per ogni federazione, del riconoscimento internazionale e della prospettiva olimpica. Tomasini spiega con chiarezza che l’accesso al circuito olimpico richiede una federazione internazionale riconosciuta, una diffusione minima su scala globale, requisiti di trasparenza e governance, oltre a considerazioni economiche legate a sponsor, venue, universalità e sostenibilità dell’evento.
In questo scenario, flying disc e tiro alla fune vengono indicati come le discipline con maggiori probabilità di un futuro ingresso nel programma olimpico, grazie alla loro diffusione e alla possibilità di sfruttare strutture già esistenti (come i campi da beach volley per il beach ultimate). La Figest, per la sua natura multisport, si trova in una posizione particolare: è forse la federazione italiana con il maggior numero di discipline riconosciute da più federazioni mondiali, un patrimonio che meriterebbe maggiore valorizzazione.
Un invito a scoprire “gli altri sport”
Il messaggio che attraversa tutta l’intervista è semplice e potente: esiste un vasto “mondo nascosto” di sport in cui l’Italia è forte, organizzata e vincente, ma che pochi conoscono. Giochi della tradizione, nuove discipline internazionali, sport di precisione e di squadra, attività adatte a tutte le età: un patrimonio che può offrire opportunità a chi cerca strade alternative allo sport di massa.
L’invito implicito – ma chiarissimo – è duplice: da un lato rivolto ai ragazzi e agli appassionati, chiamati a esplorare questi sport e a provarli; dall’altro alle istituzioni, ai media e ai territori, perché investano in impianti, progetti scolastici e comunicazione, dando spazio a una parte importante della cultura sportiva italiana.



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